Guglielmo Levi, preside

UNA LIMPIDA FIGURA DI EDUCATORE: IL PROF. ING. GUGLIELMO LEVI

 

          Sono passati molti anni dal giorno che si addormentò nel sonno in Montecatini, ma la figura del prof. Levi è ancora ricordata con affetto dai suoi familiari, allievi e professori.Desideriamo qui ricordare i punti salienti della sua operosa vita di educatore affinché non vada perso il suo pensiero e quanto fece per la scuola.
          Guglielmo Levi nacque a Genova il 10 Giugno 1899 da famiglia ebraica che ivi si era trasferita nei primi anni dell'Ottocento. Il padre Priamo era spedizioniere in porto con “scagno", come si diceva allora, in Vico Denegri 3 ed era anche rappresentante di una industria vinaria di Marsala. Egli era un autodidatta non avendo compiuti studi superiori ma con una cultura veramente notevole spaziando in vari campi (era anche un ottimo poeta estemporaneo)
          Guglielmo aveva un fratello, Guido, che fu segretario ai Cantieri Ansaldo e morì purtroppo molto giovane con una promettente carriera interrotta e due sorelle Renata ed Emilia, quest'ultima morì ad Auschwitz dove fu deportata durante la seconda guerra mondiale).
          La Madre Valentina Valabrega visse a lungo superando tutte le traversie della guerra. La famiglia non navigava certamente nell'oro e con grandi sacrifici Guglielmo riuscì a completare brillantemente gli studi prima diplomandosi nel 1916 macchinista navale e poi nel 1921 Ingegnere navale e meccanico alla R. Scuola Superiore di Ingegneria Navale (nel periodo finale della Grande Guerra prestò anche servizio militare quale sottotenente del Genio e fu uno dei ragazzi del ‘99).
          Dopo la grande Guerra iniziò la sua attività tecnica nel campo navale in stabilimenti meccanico navali e contemporaneamente la carriera di docente nel campo dell'insegnamento di materie tecniche nell'Istituto Industriale Galilei e successivamente nell'Istituto Nautico S, Giorgio di Genova. Fu questa ultima attività che dovette segnare tutta la sua vita futura, percorrendo una rapidissima carriera di insegnamento di materie quali fisica, elettrotecnica e macchine nell'Istituto Nautico di Trieste dove insegnò dal 1924 fino al 1935 quando, vincendo un concorso nazionale diventò Preside (uno dei più giovani in Italia) dell' Istituto Nautico di Livorno, fino all'autunno del 1938 quando a causa delle inique leggi razziali dovette lasciare l'insegnamento e fu messo in pensione all'età di 39 anni!
          L'attività di Guglielmo Levi fu sempre molteplice ed oltre all'insegnamento ed alle commissioni di esami di cui fece sempre parte, fu perito del Registro Navale per il servizio di visite su Navi e Galleggianti e per il servizio di stazzatura (in quegli anni entravano in esercizio le grandi navi passeggeri Saturnia, Vulcania, Conte di Savoia che hanno la sua firma nei calcoli di stazza ), perito del Tribunale e fu direttore della Scuola per maestranze del Cantiere Navale Orlando di Livorno. Nel frattempo sposò Irma Foà da cui ebbe due figli, Sergio e Claudio.
          Il periodo più triste della sua vita iniziò nel 1938 quando dovette lasciare la sua amata scuola e tutti gli incarichi a causa delle leggi razziali. Ritornò a Genova dove a causa della lunga assenza era meno noto e meno in vista, ma dove invece aveva amici fidati e diede inizio ad una attività di progettista, seppure clandestinamente, presso i Cantieri del Mediterraneo di proprietà dell'Armatore Ignazio Messina, che in questo buio periodo si rivelò suo grande amico e benefattore e gli permise di vivere in modo dignitoso con la sua famiglia. Cominciò così un lungo periodo di persecuzione da parte dell'autorità politica che culminò nel biennio 1944-45 quando dovette insieme alla sua famiglia darsi alla macchia per evitare la deportazione in Germania, riuscendo a rimanere nascosto sui monti della Liguria insieme alla moglie ed ai figli con l'ausilio di documenti falsi avuti da amici del Comitato di Liberazione.
          La vita in quegli anni fu molto dura perché i nazi-fascisti operavano nella zona dove si era rifugiato numerosi rastrellamenti e pur avendo documenti falsi non era mai sicuro di poterla scampare.
          In questi anni tutta la sua esperienza di insegnante fu messa a frutto perché i figli, non potendo frequentare scuole pubbliche, si avvalsero della sua immensa cultura per riuscire a superare dopo la Liberazione gli esami di ammissione alle scuole superiori come privatisti. Furono anni molto tristi, molti parenti stretti suoi e della moglie vennero imprigionati, torturati ed alcuni, deportati in campi di concentramento non tornarono più.
          Guglielmo Levi in quegli anni (era ancora giovane, appena al di sopra dei 45 anni) non si perse mai di animo e come lo testimoniano i figli, riuscì a superare con grande dignità e sicurezza le traversie arrivando al periodo successivo alla Liberazione più forte di prima e pronto a riversare sulla Scuola tutta la sua passione e la sua esperienza. Fu reintegrato alla direzione dell'Istituto Nautico S. Giorgio nel 1945 dove rimase ininterrottamente fino alla pensione nel 1969 impegnandosi a tempo pieno dopo avere lasciato negli anni 50 l'attività di progettista presso la Ignazio Messina ( la prima nave Italiana che uscì dal porto di Genova nel maggio 1945 il RISVEGLIO II della Ignazio Messina fu realizzata mercé la propria attività). In questi anni più di 3.400 allievi si diplomarono ed ancora adesso molti di essi ricordano con affetto il mitico Zio Willy, anche se presero da Lui qualche scappellotto e qualche rimbrotto per le marachelle che commettevano.
          Lui fece molto per i suoi allievi, li difese sempre nei confronti degli altri Istituti quando c'era qualche traversia e, quando dovevano trovare imbarchi presso gli armatori, si interessava in prima persona; ancora adesso vengono ricordate le gite scolastiche con traversate sulle più prestigiose navi dell'epoca che con tanta passione organizzava.
          L'Istituto Nautico fu da Lui dotato di una moderna officina meccanica e di imbarcazioni per le esercitazioni che furono le prime in una sede provvisoria nel Porto Antico di Genova, antesignana del futuro Istituto che è stato inaugurato nella scorsa primavera.
          Con grande passione si dedicò alle attività collaterali scolastiche nel Consorzio dell'Istruzione Tecnica, nell'Istituto per osservatori Radar che contribuì a fondare nel 1962, nei corsi professionali per maestranze marittime ed incarichi vari in commissioni di studio e per la progettazione delle attuali navi scuola e per molti anni svolse pure attività di perito dal 1950 al 1964 per conto della Capitaneria di porto per il servizio di sicurezza e degasificazione delle navi.
          La poliedricità della sua azione, la multiforme espressione delle sue intuizioni, quel prorompere di vita che fu di sprone per tanti suoi professori ed allievi che oggi lo ricordano con rimpianto sono tutti i segni di una personalità ricca, complessa, aperta che tanto ha prodotto come insegnamento e riferimento. Dell'uomo che tanto imparò dalla gente del mare resta una immagine profondamente segnata dalla coerenza, dalla fierezza, dal coraggio di porre e portare in ogni circostanza di fronte a chiunque la forza dei propri convincimenti.
          Levi parlò sempre chiaro, con fermezza, senza adulazione, con quella durezza ed angolosità che sono proprie dei marinai; quel suo parlare chiaro e forte nel tono e nei termini anche se non sempre gli procurarono consenso e simpatia dai potenti, sono un grande insegnamento e ancor più in questo nostro tempo un messaggio di comportamento carico di grande attualità.
          Il tecnico navale e l'educatore di naviganti sono due aspetti della medesima sintesi e negli anni 50 intuiva che sulle navi moderne l'elettricità e l'automazione avrebbero presto o tardi coinvolta gran parte della professionalità degli ufficiali delle navi.
          Tutto questo movimento intorno alla professionalità che cambiava, tutta questa attenzione intorno ai veri problemi dell'uomo del mare anticipava quelle tematiche e quelle operazioni intorno alle quali ancora oggi si discute. Tutte queste idee, intuizioni, esigenze emergenti in Levi diventavano azione, rapporto con le persone, organizzazione del lavoro, scelta di collaboratori, definizione di programmi, progetti di intervento. Non è infrequente per chi va per mare trovare in tutti i settori della nave ed a tutti i livelli di responsabilità persone e personaggi che dalla sua organizzazione trassero istruzione, insegnamento e addestramento. Nei lontani anni'50 Levi aveva capito che il navigante, oltre ad essere uomo di mare, doveva essere un tecnico ad elevato livello di specializzazione ed aveva intuito che l'adeguamento della professionalità era un fatto che coinvolgeva tutti i livelli di responsabilità ed azione di quanti sono chiamati ad operare con la nave.
          Anche la vita pubblica di Levi fu assai intensa; infatti fu iscritto al Partito Socialista e dopo i fatti di Ungheria aderì al Partito Socialista Democratico e fu fino alla sua morte presidente di seggio in tutte le tornate di elezioni. Fu sempre un assertore convinto del cremazionismo ed in vita acquistò un'urna dove sono le sue ceneri e quelle della moglie al primo piano del Tempio Crematorio di Staglieno e volle che vi venisse scritto: "Dedicò tutta la sua vita alla famiglia ed alla scuola".
          E' così che lo ricordano con rimpianto i suoi ex allievi e familiari dopo tanti anni dalla sua scomparsa. (Sergio Levi)